I laici finiani, con l’immediato appoggio di D’Alema, hanno estratto dal loro magico cilindro l’illuminata e folgorante proposta di istituire, oltre a quella cattolica, anche l’ora di religione musulmana nella scuola pubblica.
A questo punto non si capisce perché dovrebbero essere discriminate tutte le altre religioni, o pseudo-tali, esistenti al mondo, a partire dai buddisti per finire a scientology, passando, manco a dirlo, per il pastafarianesimo.
Ad ogni religione dovrebbe così spettare la propria ora di indottrinamento nella scuola pubblica, con il proprio corpo insegnanti, naturalmente finanziato dallo stato, i propri libri di testo, i voti in pagella e tutto il resto.
Dice monsignor Bagnasco, chiaramente contrario all’idea della perdita dell’esclusiva, che
l’ora di religione cattolica, nelle scuole di Stato, si giustifica in quanto essa è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura. Pertanto, la conoscenza del fatto religioso cattolico è condizione indispensabile per la comprensione della nostra cultura e per una convivenza più consapevole e responsabile.
Sulla consapevolezza e responsabilità qualche dubbio potrebbe sorgere se solo si riflettesse sul fatto che, spesso, le religioni sono state e sono causa di conflitti e violenze piuttosto che pratica di civile convivenza.
La Lega rilancia con Luca Zaia che propone, da vero liberale qual è, di rendere obbligatoria l’ora di religione cattolica per tutti gli studenti musulmani, dimenticando di aggiungere che dovrebbero seguirne l’insegnamento in ginocchio su una manciata di ceci.
La soluzione al problema della moltiplicazione all’infinito delle ore di catechismo pubblico potrebbe essere quella di eliminare del tutto l’insegnamento della religione nella scuola pubblica e affidare il compito di far comprendere la nostra cultura e le nostre radici allo studio della sola storia e, magari, di un po’ di filosofia.
Probabilmente le religioni ne uscirebbero un tantino martoriate e sminuite, vista la loro tradizione fatta non solo di innalzamento dello spirito ma anche di molta carne, tanto fuoco e sangue e immenso accumulo di ricchezza e di potere, ma, forse, i cittadini che la scuola pubblica avrebbe il compito di formare sarebbero un po’ più consapevoli e dotati di maggiori, e magari migliori, strumenti critici.