Questione di metodo

Franco Carlini sul Manifesto scrive che il voto è la somma in ognuno di noi di diversi interessi, aspettative, visioni del mondo e della politica che alla fine si condensano e materializzano nella scelta di un partito e di uno schieramento. Ci può essere il ragazzo sfruttato dei call center che odia i marocchini come l’industriale pacifista che non sopporta i sindacati. In ogni caso i due devono esprimersi con un voto. Il voto sarebbe quindi un compromesso che alla fine deve per forza portare a scegliere, limitando però la complessità.

Se questa analisi ha un suo fondamento, dai risultati delle recenti elezioni emergerebbe una spaccatura politica che non necessariamente si rispecchia in una divisione sui singoli problemi. O meglio, possono esistere alcune tematiche che, al di là delle divisioni in Parlamento e tra i partiti, possono trovare una soluzione condivisa nella società reale.
Se a questo aggiungiamo la considerazione che la grande partecipazione al voto cui abbiamo assistito è limitata appunto all’atto del votare, e non sempre e certo non in questa misura, alla effettiva partecipazione e attenzione alla politica forse si può partire dalla presunta spaccatura e usarla in positivo.
Potrebbe e dovrebbe questo centrosinistra fare delle scelte nette e di rottura in alcuni campi. Penso ad esempio alla risoluzione della questione Rai che, se affrontata in un certo modo, magari prendendo spunto dalla proposta di legge popolare di Sabina Guzzanti, può consentire di guadagnarsi il consenso sui fatti, superando le percentuali risicate e risibili uscite dalle elezioni. Sottovalutare il ruolo della tv come momento determinante nella organizzazione del consenso, soprattutto presso gruppi sociali che vivono a pane e televisione, sarebbe suicida. Ma al tema ci si può accostare in maniera classica (leviamo i loro e mettiamo i nostri) oppure usando un altro metodo (leviamoli tutti e lasciamo fare a chi si occupa di cultura, informazione, spettacolo ecc.).
Il consenso di cui parlo naturalmente non è, non può e non deve essere manipolazione, come finora è stato, ma corretta gestione dell’informazione che solo può essere assicurata da una Rai non espressione dei partiti, ma delle professionalità e delle competenze (che non significa essere non schierati o non prendere posizione, anzi!).

Non so se il centrosinistra abbia la volontà e possa avere la forza di rompere con il “metodo classico”, quello che privilegia gli equilibri e gli scontri parlamentari all’aspetto più sociale della politica, ma nelle condizioni in cui ci troviamo forse sarebbe il caso di provarci e di verificarlo.

Un commento


  1. Arte ha scritto:

    anche io sostengo la proposta di legge di sabina guzzanti; credo che dovrebbe essere uno dei primi obiettivi del nuovo governo

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