Eutanasia

La settimana scorsa, dopo la pubblicazione dell’intervista al cardinale Carlo Maria Martini sull’Espresso, c’è stata una sorta di ovazione generalizzata e di plauso alle aperture che si starebbero operando all’interno della gerarchia cattolica.
Ma è davvero così?
Rileggendone alcuni passaggi, mi pare che non ci siano tutte quelle novità di cui si è parlato, ma soprattutto, credo che, se anche diventassero opinione generale all’interno del mondo cattolico, cosa al momento ben lontana dall’essere vera, quelle dichiarazioni non risolverebbero affatto alcune questioni fondamentali.
Prendiamo, ad esempio, il tema dell’eutanasia.
Dice Martini:

Ritengo che è importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli che arrecano morte. Questi ultimi non possono mai esser approvati. Ritengo che su questo punto debba sempre prevalere quel sentimento profondo di fiducia fondamentale nella vita che, malgrado tutto, vede un senso in ogni momento dell’esistere umano, un senso che nessuna circostanza per quanto avversa può distruggere.

Questa settimana l’Espresso pubblica un intervento di Umberto Veronesi, che scrive:

Io credo che il diritto di morire con dignità è, come tutti i diritti della persona, un diritto che fa capo unicamente al soggetto, nell’ambito di quel concetto onnicomprensivo che è il diritto di ogni uomo all’autodeterminazione, cioè di libertà.

Come dovrebbe comportarsi uno stato laico di fronte a posizioni così distanti e difficilmente conciliabili tra loro?
Credo che lo stato non possa fare a meno di legiferare su questi temi. E credo che debba farlo privilegiando la posizione di Veronesi perchè è l’unica che lascia a tutti una possibilità di scelta, qualunque sia l’orientamento etico di ognuno.
Se i cattolici ritengono siano giuste le posizioni di Martini e della chiesa, possono sempre non avvalersi di una norma che contrasta con la propria religiosità.
Ma a chi non condividesse quella visione etica e decidesse di scegliere di non soffrire, deve essere riconosciuto il diritto a farlo.

6 commenti


  1. raser ha scritto:

    io concordo pienamente con te. in ogni tematica dove la decisione del singolo non arreca danno ad un altro, la legge dovrebbe dare la possibilità di scelta, poi ognuno decide in base a fede e convinzioni personali


  2. ajeje87 ha scritto:

    quello che dici tu è quello che una persona normale e con il cervello giustamente pensa. Ma la chiesa non la pensa così. Noi abbiamo torto. Loro ci devono salvare, anche con leggi salvatrici dell’etica.


  3. capemaster ha scritto:

    Punto di vista condivisibile. Si dia la possibilità di farlo (per gli adulti). Chi è credente non lo farà se non vorrà, non è obbligato.


  4. luca oddone ha scritto:

    Allora….tieni conto che chi scirve (ossia..io) è un anticlericale viscerale.
    Detto ciò, è evidente che le parole di Martini vadano contestualizzate e relativizzate all’interno di quello che è il dibattito in corso dentro il mondo cattolico.
    Il plauso va in quel senso, ossia nel sottolineare come, dentro l’arretratezza oscurantista cattolica, posizioni e, più che altro, atteggiamenti , come quelli di Martini costituiscono un seppur timido fattore positivo.
    Poi è chiaro che la posizione di Veronesi è dal mio punto di vista più avanzata (sull’eutanasia scrissi un post qualche settimana fa, quando scoppiò la buriana olandese), e che è quasi banale constatare quanto una posizione che permetta a tutti di scegliere secondo le proprie convinzioni, sia quella da difendere.
    Così come io pretendo il diritto di poter aver l’ultima parola in materia di autodeterminazione della mia vita e del mio corpo.


  5. moltitudini ha scritto:

    (uh…errore di battitura a parte..ho commentato sopra pensando che nome e cognome non venissero pubblicati..vabbè, fa lo stesso!)
    Bel sito, ripasserò.


  6. Alessandro Capece ha scritto:

    I favorevoli all’eutanasia sono la maggioranza in Italia (74/78%). Basta organizzarsi per un referendum propositivo o una legge di iniziativa popolare o fare pressione tipo Ruini sui nostri referenti politici (o approvate subito la legge o vi diamo filo da torcere.
    A noi non deve interessare un cavolo di quello che pensa un prete o l’altro. Lo facciamo perché siamo complessati.

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