Perseverare

Quando siamo entrati in Libano nel 1982 gli hezbollah non c’erano. Non sono diventati più forti da quando siamo usciti. Sono diventati forti proprio perchè noi siamo stati là dentro troppo a lungo.

Non è la dichiarazione di un esponente pacifista israeliano, ma la risposta che Ehud Barak, primo ministro israeliano da 1999 al 2001, ha dato nel corso di una intervista rilasciata all’Espresso di questa settimana.
Se questa affermazione ha una ragionevolezza di fondo, allora non si capisce come si possa pensare di battere hezbollah invadendone il territorio, uccidendo civili e distruggendo case, aeroporti, strade, villaggi, infrastrutture. A meno che l’obiettivo reale non sia proprio quello della eliminazione fisica e totale del nemico attuale e di quello potenziale (civili e bambini).
Ma anche in questo caso, distrutta una milizia hezbollah, l’esercito israeliano si sarà lasciato dietro tanto desiderio di vendetta e voglia di rivalsa che subito ne sorgeranno altre cento.

5 commenti


  1. moltitudini ha scritto:

    Ed il punto è esattamente quello.
    Ammesso e non concesso che Isarele abbia necessità di…”difendersi” da minacce, se il paradigma è questo, l’unico modo col qule possono ottenere la..sicurezza, è l’eliminazione di ogni singolo arabao.
    Oppure si prende atto che la soluzione è lunga, annosa, ma diplomatica e politica e non militare.
    Questo vale per chi “difende” Isarele in buona fede, non certo per chi sa bene che la partitia in gioco è un’altra.


  2. capemaster ha scritto:

    non condivido.
    Israele nell’ultimo anno ha voluto la pace. I palestinesi e gli Hezbollah no.

    Stesso discorso del terrorismo di sinistra degli anni settanta. Chi vuole veramente la pace faccia passi avanti.

    Non ho mai preso le parti di Israele a priori, ne quelle degli altri, ma stavolta…


  3. Giamo ha scritto:

    @capemaster
    Che Israele abbia voluto la pace nell’ultimo anno, mi pare tutto da dimostrare.
    A mio modo di vedere, l’anno passato è stato caratterizzato dal ritiro unilaterale dalla Striscia di Gaza, che, proprio in quanto unilaterale, non è stato concordato con l’Autorità Palestinese e comunque non ha affrontato (perchè Israele non voleva farlo) nè il problema della Cisgiordania nè tantomeno quello di Gerusalemme.
    Nello stesso tempo sono andati avanti i lavori di costruzione del muro, che non mi pare sia la dimostrazione di una grande volontà di dialogo con gli “altri”, così come sono proseguiti gli omicidi mirati contro dirigenti politici palestinesi.
    Poi c’è stato il totale boicottaggio nei confronti del legittimo governo eletto dai palestinesi (Hamas può anche non piacere, e a me non piace, ma i risultati di libere elezioni non si giudicano in base a questo parametro).
    E per finire, nel momento stesso in cui Hamas firmava insieme a Fatah il documento scritto dai palestinesi prigionieri, che in qualche modo riconosceva l’esistenza di Israele, la Striscia è stata nuovamente invasa dall’esercito israeliano.
    In ogni caso, quello che volevo dire con il post è che a mio parere il problema del Medio Oriente non può essere risolto con le armi, che non fanno altro che alimentare desideri di vendetta in chi subisce la violenza, ma solo affrontando politicamente la questione.


  4. ale ha scritto:

    E’ una pura e semplice dimostrazione di forza da parte di Israele. Dimostrazione in termini militari (potenza d’assalto e di fuoco); politici (a nessun paese sarebbe stato concesso una tale libertà d’azione). Delle conseguenze politice mi riservo di parlarne, ora solo morte e devastazione.


  5. capemaster ha scritto:

    Il ritiro è ritiro… non staremo a questionare se unilaterale o no, giusto?

    I palestinesi hanno eletto Hamas. Bel segnale di pace.

    La firma del documento è saltata perchè qualcuno s’è messo a sequestrare la gente.

    Poi guarda. Non riesco ad essere appassionato a questa questione.
    L’unica chiosa che ho fatto sopra era quella di dire che la sinistra ha epurato i terroristi da se stassa.

    I palestinesi lo vogliono fare?

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