Ancora puzza
In principio puzzavano gli studenti meridionali, poi fu la volta dei presidi. E adesso tocca agli insegnanti.
Secondo Paola Goisis, Lega Nord
i titoli di studio non garantiscono un’omogeneità di fondo e spesso risultano comprati. Pertanto non costituiscono una garanzia sull’adeguatezza dell’insegnante
e quindi è necessaria
la conoscenze della lingua, della tradizione e della storia delle regioni dove si intende insegnare.
E questo è solo l’inizio.
Pare infatti che l’ala più intransigente dei duri e puri della Lega stia spingendo non per l’albo regionale degli insegnanti ma per quello comunale. Del resto tutto è relativo: per gli abitanti di Belluno, Legnago è profondo sud e non si capisce perché i bellunesi dovrebbero avere insegnanti che provengono dal meridione, anche se, in questo caso, il meridione si troverebbe a meno di 200 chilometri.
E se non dovessero esserci nei singoli comuni insegnanti con i titoli sufficienti? Nessun problema. Il compito di trasmettere tradizioni e lingua locali potrebbe benissimo essere affidato ai bidelli, agli spazzini, ai portalettere, al vigile urbano, al gestore del locale bar, sempre che siano del luogo e diano prova di conoscere alla perfezione il dialetto locale. E se non dovessero sapere quanto fa due per due o la coniugazione del verbo essere è assolutamente irrilevante.
Di certo con insegnanti così il figlio di Umberto Bossi non avrebbe mai dovuto subire l’onta della bocciatura.




manu ha scritto:
E bravi a votare destra: RAZZISTI, QUESTO è SOLO L’INIZIO!
Tisbe ha scritto:
Siamo alla follia. Aveva ragione Nietzsche quando sosteneva che la storia realizza il sogno dei pazzi.