Misteri della fede
La sera stessa in cui venne bocciato il Lodo Alfano diversi esponenti della dstra avevano già cominciato ad intonare il pezzo di riserva nel tentativo disperato di salvare il fondoschiena del capo, con tanto di sviolinate sopette ai “padri costituenti”: l’immunità parlamentare.
E così, dopo nemmeno una settima, arriva puntuale un disegno di legge, firmato dal senatore Lucio Malan, che tenta di salvarli tutti per proteggerne uno solo. E, sia chiaro, senza il minimo rossore e nessun accenno di vergogna.
L’aspetto interessante sono le motivazioni. Dice Lucio Malan che l’istituto dell’immunità fu sopresso nel ‘93 “sull’onda della piazza” mentre il ministro Brunetta, anche lui dopo il comunque utile e doveroso richiamo ai “padri”, dice, rispondendo a chi gli chiede se non sia un provvedimento impopolare, che “non sempre quello che è giusto è popolare”.
Chissà se per Brunetta valga anche il principio opposto e, cioè, che non sempre quello che è popolare è anche giusto, visto che il capo non fa altro che richiamarsi al popolo per legittimare il proprio potere e la propria autorevolezza di fronte e contro qualunque altro organo dello stato o in contrapposizione alla stampa o all’opposizione o a chi osi criticarlo.
E poi, perché il popolo dovrebbe essere lisciato e assecondato quando fa da stampella a Berlusconi nei suoi immaginifici sondaggi e rimanere invece inascoltato popolo bue nel caso dell’immunità parlamentare?
Misteri della fede berlusconiana.



